
Grazie alla completa e approfondita informazione che il mondo "bene" delle telecomunicazioni ci offre giornalmente, non sappiamo più cosa succede nelle terre martoriate dalle guerre.
Ci vengono date quotidianamente immagini cruente e crudeli. Noi assorbiamo e mangiando ci sembrano normali, non ne percepiamo la tragica realtà, non ci chiediamo più i motivi di tanto sangue. Vediamo come le bombe intelligenti si avvicinano al suolo impattando e scomparendo sullo schermo, ma non siamo orriditi dalla ingegnosa brutalità. Vediamo le guerre da dentro le linee dell'alleato americano, non più da dietro con una visione più ampia del conflitto. Vediamo gli interventi militari notturni fatti di tante luci verdi, ma non sentiamo i lamenti e i pianti dell'alba del giorno dopo. Vediamo i soldati che cercano di portare la pace con le armi, ma non ricordiamo che l'Italia ripudia la guerra. Ci siamo abituati alla guerra degli altri.
Non si alzano voci di protesta, e non ci sono giornalisti disposti ad ascoltarle. Poi ci sono le guerre minori. Quelle che non si sanno individuare sulle mappe del globo e di cui ogni tanto ne parla un cantante. Non ci disgusta mangiare davanti a queste immagini di dolore, non riusciamo più ad identificare noi stessi o un nostro caro con le vittime delle guerre. Vittime delle nostra ignoranza, grazie all'informazione, vittime della nostra insensibilità emotiva che ci sta abituando a tutto, anche alla guerra.
