L'abitudine alla guerra degli altri



Grazie alla completa e approfondita informazione che il mondo "bene" delle telecomunicazioni ci offre giornalmente, non sappiamo più cosa succede nelle terre martoriate dalle guerre.
Ci vengono date quotidianamente immagini cruente e crudeli. Noi assorbiamo e mangiando ci sembrano normali, non ne percepiamo la tragica realtà, non ci chiediamo più i motivi di tanto sangue. Vediamo come le bombe intelligenti si avvicinano al suolo impattando e scomparendo sullo schermo, ma non siamo orriditi dalla ingegnosa brutalità. Vediamo le guerre da dentro le linee dell'alleato americano, non più da dietro con una visione più ampia del conflitto. Vediamo gli interventi militari notturni fatti di tante luci verdi, ma non sentiamo i lamenti e i pianti dell'alba del giorno dopo. Vediamo i soldati che cercano di portare la pace con le armi, ma non ricordiamo che l'Italia ripudia la guerra. Ci siamo abituati alla guerra degli altri.
Non si alzano voci di protesta, e non ci sono giornalisti disposti ad ascoltarle. Poi ci sono le guerre minori. Quelle che non si sanno individuare sulle mappe del globo e di cui ogni tanto ne parla un cantante. Non ci disgusta mangiare davanti a queste immagini di dolore, non riusciamo più ad identificare noi stessi o un nostro caro con le vittime delle guerre. Vittime delle nostra ignoranza, grazie all'informazione, vittime della nostra insensibilità emotiva che ci sta abituando a tutto, anche alla guerra.

NO ai processi mediatici per i politici Si a quelli sui serial killer



L'ultimo richiamo dell' Autorità per le comunicazioni nei confronti della trasmissione Annozero di Santoro suscita un po' di perplessità. In Italia ovunque, dal bar alla riunione di condominio, dal pianerottolo di casa alla coda in fila alla cassa del supermercato, infine dai giornali alle televisioni, si fanno i processi su tutto, dai falli non fischiati alle simnulazioni premiate con il rigore, dalla trasmissione Forum a Mi manda rai tre, sul caro prezzo del pane o della farina. Ma più di tutto ci piacciono i proccessi su gli omicidi efferati. "Paghiamo" il biglietto per entrare nei tribunali, costruiamo i plastici delle dimore dei misfatti, invitiamo i presunti assassini a rilasciare la loro dichiarazione mediatica, e, se siamo fortunati, intervistiamo anche qualche superstite. Non possiamo parlare, però, se non solo di sfuggita e senza dare troppe informazioni, dei processi che riguardano i politici e molto spesso la politica e i suoi stretti rapporti con la mafia. Di questo non si può parlare. Altrimenti come potrebbero poi proporre per il senato un candannato per 5 anni per favoreggiamento, anche se "solo" in primo grado? La politica è talmente corrotta che non ha la forza morale di allontanare persone , giuridicamente innocenti fino all'utlimo grado di giudizio, ma che sono state condannate o sono sotto processo. Allora non bisogna che sperare in qualche altra tragedia familiare per riportare l'attenzione della gente sui possibili pericoli provenienti dal proprio caro o dal vicino taciturno. Così torniamo a votare pensando che chi eleggiamo non guarderà ai propri interessi, ma a quelli del paese..di nascita!