Per favore diamo l'immunità al premier




Riporto l'elenco delle cosidette leggi ad personam fatte durante le legislature dei governi berlusconi (fonte wikipedia):



  • Depenalizzazione del falso in bilancio
  • Legge sulle rogatorie
  • Introduzione del divieto di sottoposizione a processo delle cinque più alte cariche dello Stato tra le quali il presidente del Consiglio in carica (Lodo Schifani mai entrato in vigore, perchè incostituzionale)
  • la legge Ciriami sul legittimo sospetto
  • la riduzione della prescizione (che cancellava gran parte dei fatti oggetto di contestazione nel processo sui diritti TV verso Berlusconi)
  • l'estensione del condono edilizio alle zone protette (comprensiva la villa "La Certosa" di proprietà di Berlusconi)
  • il ricorso del governo contro la legge della regione Sardegna al divieto di costruire a meno di due chilometri dalle coste (che bloccava, tra l'altro, l'edificazione di "Costa Turchese", insediamento di 250.000 metri cubi della Edilizia Alta Italia di Marina Berlusconi)
  • la modifica del Piano di assetto idrologico (PAI) dell'Autorità di bacino del fiume Po che permette la permanenza de "la Cascinazza" (estensione di oltre 500.000 metri quadrati) di proprietà della IEI di Paolo Berlusconi
  • l'introduzione dell'inappellabilità da parte del pubblico ministero per le sole sentenze di proscioglimento
  • la legge Gasparri sul riordino del sistema radiotelevisivo e delle comunicazioni
  • la norma blocca processi (rinominata salva premier) che blocca i proccessi per reati che non creano allarme sociale (per pene fino a 10 anni) fino al 30 giugno 2002 tra cui il processo Mills
Quanti effetti collaterali dannosi per l'intera nazione bisogna sopportare prima che venga finalmente deciso di approvare una legge per rendere definitivamente immune il premier o ancora meglio solo Silvio Berlusconi!

Lo spot del ritorno al nucleare



Il ritorno al nucleare è l'ultimo spot del governo attualmente in carica. Ignorando con estrema disinvoltura la posizione della popolazione espressa con il referendum abrogativo del 1987, si prospetta un ritorno al tentativo italico di rifornirsi di energia nucleare. Mentre negli Stati Uniti e in Europa ci si pone il problema dello smaltimento delle scorie, i rifiuti speciali radioattivi costituiti dai materiali a più stretto contatto con il processo di produzione nei reattori, l'Italia, in piena emergenza rifiuti tradizionali, inizia a scegliere i siti idonei per la progettazione degli impianti. Attualmente i rifiuti nucleari sono situati in siti di deposito transitori aspettando l'individuazione di aree geologiche idonee per lo stoccaggio in profondità a tempo indeterminato o almeno fino a quando, passati 100.000 anni per gli scarti più pericolosi, si suppone sarà decaduta la loro radioattività. Attualmente i principali siti in UE utilizzati per il deposito temporaneo sono: Le Hague (Francia), Sellafield (Gran Bretagna), Oskarshamn (Svezia), Olkiluoto (Finlandia). In Italia si stima che le centrali nucleari abbiano prodotto 55 mila metri cubi di scorie, senza considerare i rifiuti che continuano a formarsi nelle centrali non ancora chiuse in maniera definitiva e i 2 mila metri cubi di scorie di origine ospedaliera (fonte zonanucleare.com; La mappa degli attuali depositi temporanei di materiale radioattivo in Italia). Probabilmente ipotizzando una centrale per ogni regione si potrà coprire un fabbisogno energetico pari al 7% di quello effettivamente necessario.
Non ci vengono date risposte rispetto ai programmi di stoccaggio a lungo termine sotto terra.
Non ci vengono date informazioni rispetto ai tempi di realizzazione che rientrano almeno in un arco di dieci anni, il doppio considerando le difficoltà di vario genere, politiche e mafiose in primis, di cui bisogna tenere conto in Italia.
Non viene ipotizzato l'utilizzo di altre fonti, come quelle rinnovabili, su cui puntano molto gli altri paesi della UE, più esperti di noi sui problemi del nucleare, e che potrebbero coprire la stessa percentuale di produzione energetica.
Non ci viene detto che in Francia, il principale stato europeo nella produzione nucleare, circa il 40% dell'acqua, l'oro blu attuale e del prossimo futuro, viene utilizzato nel raffreddamento dei reattori, senza considerare i numerosi casi di radioattività dell'acque nei pressi delle centrali.
Non si punta sulla ricerca per quella che viene definita la quarta generazione di centrali sulla carta più sicure e con meno produzione di scorie.
Non ci viene detto niente sui rischi e la sicurezza delle zone che si troveranno nelle vicinanze delle centrali, anche se Chernobyl ci insegna che gli effetti si sentono anche a distanza di centinaia di chilometri e a distanza di decenni.
Inizierà mai la programmazione di una politica energetica che punta da una parte sullo spostamento da una produzione centralizzata a una produzione delocalizzata e di autosostentamento dei diretti fruitori e consumatori e dall'altra su una riorganizzazione politica e culturale dell'abuso, industriale e civile, di tipo energetico?
Aspettimo invano una ripsosta politica e una discussione democratica informativa dopo il prossimo messaggio promozionale.

I pescatori europei e la fame nel mondo


I pescatori si sono scontrati con le mancate risposte dell'Unione Europea a Bruxelles per i rialzi del petrolio che gli impediscono di uscire in mare senza indebitarsi con le banche. Questo è uno dei segnali che segue le varie manifestazioni, se non vere e proprie rivolte, che si sono avute in varie parti del mondo. Il rincaro di quelli che sono beni primari per l'uomo, come il riso e il pane, è legato sia all'aumento del numero di persone che possono migliorare le loro condizioni alimentari, sia al costo della produzione vincolato all'andamento dell'oro nero. Poche sono le soluzioni che sono emerse dall'ultimo incontro della FAO, organizzazione delle Nazioni Unite, se non l'obiettivo di aumentare la produzione nei prossimi decenni del 50% e nell'attacco a biocarburanti colpevoli di aver creato nuova domanda con il pericolo dell'aumento dei prezzi.
Difficile non riflettere sul confronto tra gli 800 milioni di persone denutrite insieme al miliardo e mezzo di malnutriti e 1,2 miliardi di persone ipernutrite. Probabilmente il problema non va ricercato nella mancanza di cibo, ma nella difettosa distribuzione di esso.
La causa di questa situazione va ricercata nella logica del profitto delle multinazionali e nell'assenza della politica, dedita ormai solo alle passerelle internazionali e non più capace di intervenire.