
I pescatori si sono scontrati con le mancate risposte dell'Unione Europea a Bruxelles per i rialzi del petrolio che gli impediscono di uscire in mare senza indebitarsi con le banche. Questo è uno dei segnali che segue le varie manifestazioni, se non vere e proprie rivolte, che si sono avute in varie parti del mondo. Il rincaro di quelli che sono beni primari per l'uomo, come il riso e il pane, è legato sia all'aumento del numero di persone che possono migliorare le loro condizioni alimentari, sia al costo della produzione vincolato all'andamento dell'oro nero. Poche sono le soluzioni che sono emerse dall'ultimo incontro della FAO, organizzazione delle Nazioni Unite, se non l'obiettivo di aumentare la produzione nei prossimi decenni del 50% e nell'attacco a biocarburanti colpevoli di aver creato nuova domanda con il pericolo dell'aumento dei prezzi.
Difficile non riflettere sul confronto tra gli 800 milioni di persone denutrite insieme al miliardo e mezzo di malnutriti e 1,2 miliardi di persone ipernutrite. Probabilmente il problema non va ricercato nella mancanza di cibo, ma nella difettosa distribuzione di esso.
La causa di questa situazione va ricercata nella logica del profitto delle multinazionali e nell'assenza della politica, dedita ormai solo alle passerelle internazionali e non più capace di intervenire.
Nessun commento:
Posta un commento